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Dispersione dei semi

Come le piante ci insegnano che non siamo il centro del mondo

Ascolta l’articolo:

Introduzione

Nell’ultimo articolo di Flora vi ho parlato di quanto mi avesse colpito l’Agave americana per i suoi comportamenti volti alla responsabilità di garantire la prosecuzione della specie.
L’Agave americana, ad un certo punto della sua vita, sceglie di usare sino alle sue ultime energie vitali per generare un fiore che assicurerà la nascita di nuove Agavi.
Il suo sacrificio, la sua lungimiranza, in nome del futuro è qualcosa da cui l’essere umano ha solo da imparare. È un ragionamento semplice, estremamente logico e banale: se non siamo noi ad occuparci della sopravvivenza della nostra specie non lo farà nessun altro.
La responsabilità è esclusivamente nostra, da sempre e per sempre, eppure sembra non importarci.

Più intelligenti di noi

A seguito di questa riflessione mi sono posto un’ulteriore domanda: quanto l’essere umano ha ragionato e ha messo in piedi dei sistemi per garantire la sopravvivenza della progenie nel medio e lungo temine?

Trovarvi risposta è banale, a dire il vero,  basta osservare un paio di semplici dati.
La vita media di una specie sul nostro pianeta è di circa cinque milioni di anni, l’essere umano è presente da circa trecentomila anni ed è già a rischio estinzione.
È evidente che, non solo abbiamo reso l’ambiente in cui viviamo sempre più inospitale, ma ad oggi non abbiamo ancora acquisito l’educazione necessaria a comprendere quanto sia urgente e imminente il bisogno di cambiare rotta.

L’evoluzione della specie umana non ha saputo accompagnarsi con la consapevolezza di pianificare le attività antropiche in accordo con visioni di lungo temine che dovrebbero permettere la nostra permanenza sul pianeta per almeno cinque milioni di anni.
Eppure siamo dotati di un cervello, di senso critico, della capacità di modificare l’ambiente a nostro piacimento;
Sarà che siamo troppo occupati a definirci la specie più evoluta e intelligente del pianeta, ma le piante senza bisogno di avere un cervello riescono a badare alla loro sopravvivenza meglio di noi.
Non si sono trovate in balia del caso e hanno sviluppato sistemi che hanno permesso loro di sopravvivere e di colonizzare qualsiasi parte del mondo.

Un pino del Great Basin, la pianta più vecchia del mondo, nel Great Basin National Park in Nevada
Un pino del Great Basin, la pianta più vecchia del mondo, nel Great Basin National Park in Nevada

La dispersione dei semi

La prima volta che studiai botanica mi colpì particolarmente il fenomeno della dispersione dei semi.
Ancora una volta, le piante, si dimostrano più scaltre di noi.

Lo sviluppo che porta alla produzione di semi, infatti, rappresenta un passo intermedio della riproduzione. Affinché essa possa andare a buon fine occorre anche che i semi giungano in una destinazione idonea alla germinazione e allo sviluppo di una nuova pianta del tutto simile alla pianta madre, e non è affatto scontato.
Se tutti i semi di una pianta cadessero ai suoi piedi o nelle immediate vicinanze, la germinazione, darebbe vita ad un elevato numero di piante l’una adiacente all’altra.
Per sopravvivere, quindi, dovrebbero combattere tra loro per la luce, l’acqua e le sostanze nutritive, crescendo deboli, suscettibili e malate.

Se è vero che l’intelligenza può essere definita come la capacità di risolvere problemi, allora la dispersione dei semi è un esempio brillante dell’intelligenza delle piante.

Come fanno?

Alcune piante hanno dotato i loro semi di organi di volo in maniera tale da poter compiere viaggi più o meno lunghi sfruttando le correnti aeree, altre si sono adattate a vivere vicino a corsi d’acqua per sfruttare passivamente questo mezzo di trasporto, altre ancora producono semi con sistemi di aggancio alla pelliccia degli animali o che dotati di tegumenti resistenti ai succhi gastrici in modo tale da sfruttare una piuttosto particolare strategia per essere trasportati. Vi sono piante che hanno adottato un sistema spettacolare che vale la pena di raccontare e vedere.
Esse infatti hanno sviluppato dei meccanismi in grado di sparare i semi a distanze notevoli.
Un esempio è la cosiddetta “Erba impaziente” che fa esplodere i propri frutti (basta un leggerissimo tocco, infatti un altro suo nome è noli – tangere, e il frutto si apre proiettando i semi a metri di distanza).

La più famosa è il Cocomero asinino Ecballium elaterium.
Ecballium è un termine che deriva dal greco e significa “lanciare fuori”. Il frutto assomiglia ad un piccolo cocomero spinoso e grazie ad un gioco di pressioni di turgore idrico controbilanciate da tessuti che via via si disidratano riesce a sparare a tradimento schizzi vischiosi contenenti i semi fino a dieci metri di distanza!
Attenzione perché il gel è irritante e occorre lavare accuratamente con acqua e sapone mani ed occhi in caso di contatto.

Video dispersione dei semi di alcune piante

Non siamo noi il centro del mondo

A volte mi viene domandato perché io ami le piante.
Scrivere questi articoli, forse, mi sta dando modo di raccontarne il motivo: perché abbiamo da imparare da loro più di quanto ci aspettiamo.

Può sembrare banale che le piante abbiano sviluppato dei modi per sopravvivere, pensiamo che sia un inezia, un ovvietà. Dall’alto della nostra supponenza umana siamo convinti di essere più bravi anche in questo.
La verità, come abbiamo visto, è ben altra.
Non è banale la loro intelligenza nel trovare modi e soluzioni per sopravvivere, e anno dopo anno ci rendiamo sempre più conto di quanto catastrofico sia il nostro impatto sulla terra.

C’è un fatto, chiaro e limpido, di cui spesso non teniamo conto: la fine dell’umanità non è la fine del mondo.
Dopo la nostra estinzione questo pianeta sarà ancora qua, e con lui la flora che avremo risparmiato ai nostri disastri. Non siamo noi, esseri umani, il centro del mondo.
Siamo solo di passaggio e sta a noi decidere se agire per rimanervi il più a lungo possibile, come fanno le piante, o se vogliamo continuare a fingere che non sia un nostro problema e lasciare che la nostra specie si estingua.

Per curiosità o domande su questo articolo potete scriverci a:
redazione.pcm@gmail.com

A cura di Davide Conti;
Revisori: Simona RiccioAlessio Criscuolo;
Voce di Alessio Criscuolo