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L’Agave Americana

Lungimiranza e responsabilità

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Introduzione

Eccoci per il secondo appuntamento di Flora.
Come scegliere di cosa parlare, questa volta? Potrei puntare sulla bellezza di una specie, sulle sue proprietà curative, oppure posso fare riferimento alle funzioni fondamentali per la sopravvivenza del pianeta. In alcuni casi, come la Mimosa pudica, se ne può evidenziare la straordinarietà dei movimenti.
Questa volta, invece, ho deciso di discutere di un fenomeno che nel tempo funesterà sempre più la specie umana: il riscaldamento globale.
Per parlarvi di questa piaga, e dell’approccio degli esseri umani nei suoi confronti, voglio presentarvi l’Agave americana.

Selfie di Davide Conti insieme all'Agave Americana
Davide Conti insieme all’Agave Americana
Cos’è il riscaldamento globale

Ne sentiamo parlare da decenni, talvolta in toni catastrofisti e talvolta in toni scettici o addirittura negazionisti.
La verità è che il riscaldamento globale, non solo esiste, ma ad oggi è totalmente fuori controllo.
Sarà, forse, che quei toni “catastrofisti” siano invece realisti?

Il riscaldamento globale altro non è che l’aumento della temperatura media del pianeta, causato da gas prodotti dall’attività umana e, per semplificare, in particolar modo dall’anidride carbonica CO2 che si accumula nell’atmosfera terrestre. L’effetto dell’aumento della CO2 è esattamente lo stesso che si può sperimentare entrando in una serra di vetro o plastica, le quali consentono l’ingresso delle radiazioni solari senza lasciar uscire il calore accumulato. Da qui la definizione “effetto serra”, spesso usata per definire gli effetti del riscaldamento globale.
Questo problema deve essere attaccato da due fronti: il primo è quello della riduzione delle emissioni, il secondo è quello di una riduzione consistente della CO2 che si è già accumulata. L’essere più intelligente del pianeta dovrebbe quindi ingegnarsi per inventare un sistema economico ed efficiente per la cattura e l’accumulo sicuro di questo gas.

Incredibilmente, in tutto questo, ci dimentichiamo che le soluzioni esistono già, e si chiamano: piante.
Attraverso la fotosintesi clorofilliana utilizzano le radiazioni solari, l’acqua e l’anidride carbonica per crescere e svilupparsi, donandoci come prodotto di scarto l’ossigeno che respiriamo oltre che i preziosi alimenti di cui ci nutriamo. Oggi sappiamo che occorre piantare 1.000 miliardi di alberi per ottenere una riduzione della concentrazione di CO2 a livelli accettabili e per guadagnare del tempo prezioso al fine di mettere in campo delle soluzioni realmente efficaci per la riduzione delle emissioni.

Conosciamo l’Agave

L’Agave è un genere a cui afferiscono numerose specie (più o meno 200). Le dimensioni sono variabili dipendentemente dalla specie e dalle condizioni climatiche dell’ambiente in cui vegetano; l’ampiezza può variare da 20 centimetri fino a 5-6 metri e l’altezza da 15 centimetri fino a 2,50 metri.
Le foglie nascono attorno ad un breve fusto dal quale si distaccano con la crescita. Presentano spine legnose sia lateralmente che all’apice. Si tratta di foglie carnose, con nervature parallele e fibrose e possono raggiungere anche 2,50 metri di lunghezza.

Pianta e fiore di Agave Americana L. in un paesaggio collinare Siciliano
Pianta e fiore di Agave Americana L.

Le Agavi fioriscono quando raggiungono la maturità e questo può avvenire dopo un numero variabile di anni a seconda della specie, schematicamente da 3-5 anni fino a 50 anni.
La fioritura è spettacolare e maestosa e richiede un enorme dispendio di energia da parte della pianta e, infatti, per la gran parte delle specie questo fenomeno ne decreta la morte. Queste piante vengono coltivate a scopo ornamentale in molti giardini pubblici e privati, ma gli usi che se ne possono fare sono molteplici e variegati.

Le Agavi possono essere utilizzate anche per le proprietà diuretiche, antinfiammatorie e depurative, per la produzione di bevande (Mescal e Tequila), per la produzione di alimenti (famoso è lo sciroppo d’Agave utilizzato come dolcificante) e le sue fibre possono essere utilizzate in campo tessile.

Agave Americana

Questa specie è originaria del Messico Settentrionale e del Sud degli Stati Uniti (Texas, Arizona).
Le sue caratteristiche botaniche sono del tutto simili alle altre Agavi, ma risulta la più diffusa soprattutto grazie alla sua buona resistenza al freddo che permette di coltivarla nelle zone a clima mediterraneo ed anche in Nord Italia.

Le grandi foglie hanno forma allungata, di color verde bluastro e dotate di margine seghettato (spine laterali). In alcune varietà (ad es. Agave americana var. marginata) sono presenti delle spesse strisce gialle nella parte centrale o laterale della foglia. Una pianta adulta raggiunge grosse dimensioni e può superare i 3,5 metri di diametro, con un’infiorescenza molto più alta ed eretta che può raggiungere gli 8 metri di altezza. Fiorisce ogni 20-30 anni, dopodiché la pianta muore. 

Tutte le piante possono essere riconducibili alla soluzione della problematica del riscaldamento globale. Anche l’Agave americana svolge la fotosintesi clorofilliana, ma sicuramente esistono delle specie vegetali molto più efficienti sotto questo punto di vista. Avrei potuto parlare di maestose e meravigliose specie arboree in grado di fissare (cioè prelevare dall’atmosfera e inserire nel proprio corpo) quantità considerevoli di anidride carbonica.

La nostra Agave americana, però, ha qualcosa da insegnarci anche da un punto di vista sociale.

Fiore di Agave Americana L. in un paesaggio collinare Siciliano
Fiore di Agave Americana L.
La lungimiranza a misura di naso dell’essere umano

In queste settimane ci stiamo trovando ad affrontare l’ennesima brutale ondata di calore. Ogni anno che passa lamentiamo estati sempre più calde, e tutti i modelli utilizzati per lo studio di questo fenomeno ci dicono che non cesseranno di aumentare, sia in intensità che in frequenza. Interi decenni a dibattere sui problemi climatici, eppure ancora non abbiamo trovato una soluzione definitiva. Questo dimostra in maniera chiara come l’essere umano non sia in grado di essere lungimirante, soprattutto su problematiche di lungo termine.

Per quanto riguarda il riscaldamento globale si sente parlare spesso della data limite del 2050 per contenere a 1,5 gradi l’aumento della temperatura del pianeta rispetto al periodo pre industriale. Quali pensieri scattano in automatico nella psiche umana? Ci chiediamo sicuramente se saremo ancora vivi, confidiamo sul fatto che per quella data si sarà già trovata una soluzione, pensiamo al presente, non pensiamo mai ad un futuro che ai nostri occhi è così lontano. Così si succedono generazioni che si trovano ad affrontare problemi mai risolti, a cui se ne aggiungono di nuovi.

Eppure l’agenda 2030 parla chiaro in termini di sostenibilità. La sostenibilità implica “un benessere (ambientale, sociale, economico) costante, preferibilmente crescente e la prospettiva di lasciare alle generazioni future una qualità della vita non inferiore a quella attuale. Le azioni veramente efficaci tardano ad arrivare, stiamo ancora producendo plastica e cemento, aumentiamo le emissioni di CO2 nell’atmosfera terrestre e tagliamo alberi piuttosto che piantarli.

L’essere umano, in definitiva, non riesce a vedere più lontano della punta del suo naso.
In questo modo pensa solamente agli affari economici attuali senza creare una base di sopravvivenza per le generazioni future che rappresentano la continuità dell’esistenza della specie sulla Terra, ciò che in definitiva dovrebbe essere il nostro vero obiettivo.

Cosa può insegnarci l’Agave Americana?

L’Agave americana cresce, si sviluppa, accumula pazientemente sostanze nutritive, e lo fa per un periodo lungo circa 30 anni. Ad un certo punto decide irreversibilmente che è ora di mettere in atto l’obiettivo della propria esistenza, con una forza ed un’energia che non trovano comparazione nel mondo animale: deve assicurare a tutti i costi la sopravvivenza della specie.
Inizia, così, a produrre un fiore, che si sviluppa in maniera maestosa, alto anche 8 metri o più. Spettacolare, profumatissimo, spende tutte le proprie energie per creare e portare a termine questa magnum opus della sua vita, per poi morire da lì a poco.

Il nome che abbiamo dato a questo fiore, penso, faccia più riflettere su come sia fatto l’essere umano, che la pianta in sé. Lo abbiamo chiamato “Fiore della Morte”.
Trovandoci di fronte ad una pianta che sceglie di morire per garantire la vita della propria specie, l’unica cosa che ci colpisce è la morte. Alcun pensiero all’idea di vita.

Il comportamento dell’Agave dovrebbe insegnarci molto. Con la stessa energia e volontà dovremmo concentrare tutti i nostri sforzi per assicurare alla nostra discendenza la vita. Dobbiamo piantare 1000 miliardi di alberi sul nostro pianeta, dobbiamo ridurre le emissioni di CO2, dobbiamo proteggere i nostri mari e i nostri oceani, dobbiamo salvaguardare la biodiversità e tutto questo a qualsiasi costo, il prima possibile, così come fa questo strano essere “insignificante” che è l’Agave Americana.
Dobbiamo agire in prima persona senza demandare l’arduo compito ad altri.

Permettetemi di cambiare prospettiva… io non voglio più chiamarlo Fiore della Morte. Per me quello è, e sarà sempre, il Fiore della Vita.

Per curiosità o domande su questo articolo potete scriverci a:
redazione.pcm@gmail.com

A cura di Davide Conti;
Revisori: Simona RiccioAlessio Criscuolo;
Voce di Alessio Criscuolo

Comments.

  • Dispersione dei semi – Flora

    […] Nell’ultimo articolo di Flora vi ho parlato di quanto mi avesse colpito l’Agave americana per i suoi comportamenti volti alla responsabilità di garantire la prosecuzione della specie.L’Agave americana, ad un certo punto della sua vita, sceglie di usare sino alle sue ultime energie vitali per generare un fiore che assicurerà la nascita di nuove Agavi.Il suo sacrificio, la sua lungimiranza, in nome del futuro è qualcosa da cui l’essere umano ha solo da imparare.È un ragionamento semplice, estremamente logico e banale: se non siamo noi ad occuparci della sopravvivenza della nostra specie non lo farà nessun altro.La responsabilità è esclusivamente nostra, da sempre e per sempre, eppure sembra non importarci. […]